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Vaccari Agostino nato a Thiene in via F. Ferrarin il giorno 11 Febbraio 1925, da famiglia benestante.

Mio padre Giovanni aveva una bottega artigiana di falegnameria ed oltre al lavoro dei mobili commerciava all'ingrosso piante di legno pregiato, la maggior parte in noce.
Mia madre, Gasparotto Pulcheria, casalinga, donna di non molte parole molto attenta alla conduzione familiare, lavoratrice instancabile, amante solo dei suoi figli e della casa.

Ancora bambino ho iniziato a lavorare nella bottega di falegnameria del padre. Dopo le scuole elementari frequentai un "Corso Industriali" di Thiene, mentre all'età di tredici anni mio padre m'indirizzò al mestiere di meccanico presso un'officina di uno zio dove si lavorava al tornio e s'imparava il metodo di calcolo per le ruote dentate, per le filettature decimali e whtworth; nonchè per le fuzioni di bronzo.

In seguito m'iscrissi alla Scuola d'Arti e Mestieri di Vicenza e proseguii fino al quinto Corso.
A 18 anni vinsi un conscorso per tornitori presso le Ferrovie dello Stato eseguendo un capolavoro durante la prova svoltasi all'Arsenale di Verona.
Nel 1946 feci un Corso di specializzazione per tornitori alla scuola "Duca di Aosta" a Roma.

Terminato il servizio militare ho lavorato in un officina meccanica per circa due anni, finchè il titolare non cessò l'attività.
In quel periodo non era facile trovare un lavoro, per tal ragione mio padre acquistò un tornio ed altra attrezzatura in modo che, io e mio fratello maggiore, potessimo dare inizio ad un'attività.
Dapprima costruimmo qualche macchina per il legno, poi bruciatori a nafta densa, che io stesso andavo a montare personalmente nei forni da pane e nei caseifici.
Verso l'autunno del 1960 costruimmo un prototipo di macchina per asciugare rapidamente le pelli, con sistema a vuoto spinto, la quale ricevette numerosi consensi.
Dopo alcuni mesi di intenso lavoro, riuscimmo a creare un primo esemplare composto di due bancali preposti per un lavoro alternato, un gruppo del vuoto, una centralina oleodinamica ed una centralina elettrica per il comando semiautomatico di tutto il complesso lavorativo.
Uno dei primi esemplari di questo nuovo tipo di macchina l'ho installato personalmente nella conceria di S. Michel a Bruxelles in Belgio.
Ne seguirono molti altri, installati in vari paesi d'Europa.
Nel 1965 costruimmo un nuovo tipo di pressa orizzontale oleodinamica, adatta ad eseguire lavori molto intensi, corredata di vari stampi per ringhiere e di un attrezzo per eseguire ricci.
Durante tale periodo abbiamo partecipato, con i nostri prodotti, a diverse fiere, tra le quali quella di Ancona, Bari, Padova, Verona, Milano e Parigi.
Più tardi intrapresi il lavoro da solo ed iniziai il commercio di macchine utensili (torni, fresatrici ed altre).
Raggiunta l'età pensionabile, mi ritirai anche da quest'ultima attività.

Un giorno mi venne l'idea di costruire una bici interamente in legno, con un progetto del tutto nuovo e diverso dalle costruzioni giù esistenti. Progettai e realizzai così un secondo esemplare con innovazioni e linee diverse, poi un terzo modello sempre più ingegnoso.
Successivamente creai il quarto esemplare con tecniche differenti da quelle adoperate dalle precedenti ed inifine il quinto esemplare che merita una descrizione particolare.
Innanzi tutto il manubrio va a sterzare la ruota posteriore di dimensioni molto ridotte, quindi la dinamica alla ruota anteriore che è data da due leve interconnesse su un'apertura ancoglare di 35 gradi diversamente ai consueti 360 gradi delle normali biciclette.
Tra numerose manifestazioni di simpatia e stima, ricevute in varie occasioni, è giunta quella di Ermanno Olmi che così le ha definite: "Davvero opere mirabili le sue biciclette, geniali e poetiche. E' giusto definirle opere d'arte, risultato di lavoro, di talento e amore."
Con una sua epistolare, il Professor Raffaele Cavalli, come docente di tecnologia del legno presso l'Università di Padova, si dice di condividere appieno il giudizio di Ermanno Olmi, così come sono convinto che essi siano la manifestazione di un profondo amore per il legno se è vero che "a chi lo ama" il legno regala sempre un'idea "Esprimo la mia ammirazione per la capacità che ha dimostrato nel trasformare il legno, o usando un termina d'uso comune nel linguaggio scientifico, nell'ingegnerizzarlo".
Dopo trascorsi oltre cinquant'anni di oneroso lavoro, ed in questo periodo l'aver contribuito alllo sviluppo del proprio Paese, mi è pervenuta, con molto piacere, l'onorificenza di Ufficiale dell'Ordine "Al Merito della Repubblica Italiana" conferitami dal Capo dello Stato.
Esprimo così il mio più vivo ringraziamento per tale ambito premio.


Agostino Vaccari